In tutte le grandi e ricche città del mondo incivilito esiste una certa quantità di individui di ambo i sessi, fra i venti e i trentacinque anni, [..]; pieni d'ingegno quasi sempre; piú avanzati del loro tempo; indipendenti come l'aquila delle Alpi; pronti al bene quanto al male; irrequieti, travagliati,...turbolenti - i quali - [..] - meritano di essere classificati in una nuova e particolare suddivisione della grande famiglia sociale, come coloro che vi formano una casta sui generis distinta da tutte le altre. Questa casta o classe - che sarà meglio detto - vero pandemonio del secolo; personificazione della follia che sta fuori dai manicomii; serbatoio del disordine, della imprevidenza, dello spirito di rivolta e di opposizione a tutti gli ordini stabiliti; - io l'ho chiamata appunto la Scapigliatura. La qual parola prettamente italiana mi rese abbastanza bene il concetto di tal parte di popolazione, cosí diversa dall'altra pei suoi misteri, le sue miserie, i suoi dolori, le sue speranze, i suoi traviamenti, sconosciuti ai ricchi contenti, ai giovani dabbene, alle fanciulle guardate a vista, alle donne che amano il marito ed agli uomini serii che battono la strada maestra della vita, comoda, ombreggiata, senza emozioni, come senza pericoli.
Da "La Scapigliatura e il 6 febbraio" di Cletto Arrighi
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domenica 11 ottobre 2009
venerdì 28 marzo 2008
I trappoloni dei social network
I rischi ci sono, soprattutto se si è in cerca di lavoro. Gli amanti di Facebook sono avvisati: una foto e/o una frase compromettente su uno dei più famosi social network nel mondo, possono costare il posto di lavoro (senza tener conto dei rapporti interpersonali). L'allarme viene dal The Times, il noto quotidiano inglese, che già il 4 febbraio titolava: "Keeping a cool profile on Myspace could just cost you your next post", rivelando che "un impiegato su 5 ha usato internet per cercare informazioni sui candidati e che i due terzi di questi hanno detto di essere stati influenzati nelle decisioni da quello che hanno trovato sul web". Nessuna novità: tutti cerchiamo informazioni nella Rete ma quanti immaginavano la possibilità di conseguenze così negative per una mossa sbagliata (da parte nostra o da parte di amici ingenui) su Facebook o su Myspace? Qualche giorno fa, lo stesso giornale è ritornato sul'argomento raccontando che molte associazioni per la difesa dei diritti dei bambini e degli adolescenti sono sul piede di guerra: il loro obiettivo è capire come fermare legalmente le aziende e impedire che le informazioni prese dai social network possano essere usate per le selezioni, sia all'università, sia sul posto di lavoro. La questione del rispetto della privacy su internet e dell'utilizzo delle informazioni che girano nella Rete è ben lontana dall'essere risolta.
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domenica 9 dicembre 2007
Pubblicità, le scuse di Facebook
Quando si sbaglia, bisogna chiedere scusa (ma intanto il danno è fatto). Questa volta il mea culpa è di Zuckerberg, il papà di Facebook, che dice: "Sulla pubblicità abbiamo fatto un cattivo lavoro". Il sistema Beacon - da poco adottato - chiedeva agli utenti di abbassare le difese sulla privacy per condividere informazioni tra network e aziende. In pratica, permetteva ad aziende che avevano aderito al progetto di pubblicizzare a tutti gli 'amici' il fatto che un utente di Facebook aveva fatto shopping presso di loro o anche solo dato uno sguardo ai loro prodotti. Un sistema che non è piaciuto fin dalla sua presentazione. E in 55 mila hanno firmato una petizione. LEGGI ANCORA
sabato 24 novembre 2007
Ma mia mamma non è faccialibro
Sul blog Digital Natives Giorgio ha postato un articolo di Judi Gruen (Be my cyber-friend), che racconta la sua esperienza di mamma nel mondo dei social network, in cui vivono i suoi figli. In effetti - commenta Giorgio- la storia di Judi è un esempio, condito con molta ironia, di come si possa superare il conflitto generazionale tra genitori e figli. Giorgio poi parla di possibile "infoltimento di Facebook e simili da parte degli adulti". Obiettivo al momento molto ambizioso. Però, siccome può servire a far dialogare genitori scettici con figli web 2.0, non resta che provare. Se solo mia mamma....
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